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In evidenza“L’anima migrante di Raiz”

“L’anima migrante di Raiz”



“Già a otto anni sapevo che volevo cantare. E cantavo di continuo. Il momento migliore per me era quando in televisione trasmettevano Canzonissima. Prendevo la paletta dell’immondizia, quella alta, che mi arrivava giusto all’altezza della bocca, e immaginavo di avere davanti a me un microfono… Imitavo i cantanti e cercavo di riprodurre le canzoni che mi piacevano di più, anche se spesso non controllavo la voce e ricordo che mi arrabbiavo moltissimo per questo….”

È così che Raiz descrive Il suo primo incontro con la musica, a Officina Pasolini.  La storica voce degli Almamegretta è infatti stato ospite del nostro Laboratorio di formazione per una masterclass completamente dedicata ai giovani artisti della sezione Canzone, in cui ha ripercorso le tappe principali della sua carriera, dalla sua infanzia appunto, fino ad oggi. Una ricca chiacchierata che si è poi allargata anche pubblico dell’HUB culturale, intervenuto numeroso per assistere alla proiezione del film Ammore e malavita.

E proprio sul palco dell’HUB Raiz si è generosamente raccontato, rievocando gli anni della formazione – gli anni del piano bar “quelli che mi hanno insegnato a stare davanti al pubblico” –  così come quelli che hanno segnato l’inizio di progetti nuovi e diversi, legati al cinema o al teatro; nel mezzo la lunga esperienza con gli Almamegretta, di cui Raiz racconta : “La band c’era già da qualche tempo. Io sono entrato perché la cantante aveva abbandonato e cercavano una voce nuova. È stato un incontro totalmente casuale, ma che praticamente subito si è rivelato fondamentale. Ho capito immediatamente che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda e soprattutto eravamo interessati a fare tutti la stessa musica: una musica che ho sempre definito di ‘contaminazione’. La base era quella di un reggae-dub, ma i suoni mettevano insieme tante suggestioni diverse. Anche il fatto che io canti in napoletano, non è certo per una questione di campanilismo, ma perché il napoletano è come l’inglese, ha un suono molto elastico e nelle canzoni questo è l’ideale. La canzone napoletana inoltre ha dentro di sé ha moltissimi elementi culturali differenti, di origine africana e mediterranea e non è difficile renderla simile alla canzone mediorientale”. E proprio in relazione a questi ritmi, nati all’insegna della stratificazione, Raiz ricorda anche il loro primo EP, Figli di Annibale: “è stato un lavoro davvero sperimentale e anche un po’ folle; sia per quanto riguarda la musica, sia per il messaggio che volevamo trasmettere. Era il nostro modo, divertente e surreale, di dire no all’Italia degli skinheads, all’Italia che si scopriva razzista nel periodo delle prime grandi immigrazioni… Per questa ragione abbiamo immaginato un Annibale nero – molto probabilmente invece era bianco –  da cui in fondo potevano discendere molti di quegli italiani che si scagliavano contro gli immigrati”.

E proprio come ‘almamegretta”, ovvero ‘un’anima migrante’, Raiz è riuscito ad esportare la sua Napoli internazionale fino a Bristol, dove la band dei Massive Attack lo ha voluto per interpretare The Napoli trip, una delle versioni di Karmacoma: “fu un’esperienza bellissima e anche piuttosto surreale. Vennero anche a Napoli, ospiti a casa mia. Li portai a mangiare ai quartieri spagnoli, a casa di mia zia. Credo che ci vedessero proprio come gli italiani che i primi del Novecento  sbarcavano in America. Eravamo molto folkloristici per loro!”. E Napoli ritorna, come radice forte, imprescindibile, anche in Ammore e malavita, ultima fatica cinematografica dei Manetti Bros, vincitrice di ben cinque David di Donatello, di cui Raiz ha diffusamente parlato poco prima della proiezione: “sono stato molto felice di partecipare a questo film. Io al cinema avevo già fatto diverse cose, ma in Ammore e malavita ho interpretato davvero un ruolo interessante, quello di un cattivo  – che poi così cattivo non è  – che mi ha dato la possibilità di crescere molto come attore. I fratelli Manetti fanno un tipo di cinema che apprezzo tantissimo perché anche loro lavorano senza paura di sperimentare e amalgamando insieme generi ed estetiche diverse. Inoltre hanno la capacità di essere profondi nella leggerezza e leggeri nella profondità. E proprio questo film lo ha dimostrato ampiamente”.

C.T

Foto di Nuovo Meta Studio

Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini è un Laboratorio di Alta Formazione artistica del teatro, della canzone e del multimediale della Regione Lazio attivato a partire dal 2014 attraverso finanziamenti europei e gestito da DiSCo, Ente regionale per il diritto allo studio e la promozione alla conoscenza.

 

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