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In evidenza“Il teatro di Giorgio Strehler” – incontro con Walter Pagliaro

“Il teatro di Giorgio Strehler” – incontro con Walter Pagliaro



“Lavorare con Giorgio Strehler è stata ogni volta un’avventura dell’anima e del pensiero. Per questo tutti gli spettacoli realizzati con lui sono stati viaggi simili ma nello stesso tempo sempre diversi”. È con queste parole che Walter Pagliaro, nome illustre del teatro italiano e per anni uno dei registi di punta del Piccolo Teatro di Milano, ha descritto per un incontro di A proposito di teatro, a Officina Pasolini, la sua lunga collaborazione con il grande maestro. Una serata  tutta dedicata a uno dei padri del teatro contemporaneo dunque, che tra gli anni Cinquanta e Settanta ha rinnovato completamente la scena teatrale italiana, ma che soprattutto ha inventato una figura completamente nuova, quella del “regista critico”, che dialoga con gli autori facendosi interprete delle loro idee e dei loro pensieri, per consegnarli al pubblico in una veste totalmente inedita.

“La grande innovazione di Strehler –  sottolinea Pagliaro –  è anche relativa al metodo. Quello che si fa oggi in teatro lo ha inventato lui. Mi riferisco alla documentazione maniacale relativa alla messa in scena, alle prove incessanti, all’idea che per montare uno spettacolo che funzioni ci sia bisogno di seguire ogni dettaglio: dallo studio del copione al materiale della scenografia, dall’analisi di ogni singolo personaggio alle luci di scena… Strehler voleva controllare tutto ed è per questo che ci metteva tanto tempo a montare i suoi spettacoli. La tempesta di Shakespeare ad esempio è stato il suo ultimo grande spettacolo, e anche in quel caso i tempi di realizzazione furono veramente dilatati. Ci fu un lungo periodo seminariale – erano stati addirittura organizzati degli incontri coordinati dallo stesso Strehler, affiancato da Agostino Lombardi e Ian Cott –   a cui seguirono le prove. Credo le prove più lunghe della storia del teatro: da gennaio a giugno! Durante questi mesi però gli attori facevano almeno quindici giorni di lettura a tavolino, dopodiché si saliva in palcoscenico. Insomma si arrivava al giorno della prima già stanchissimi, ma completamente immersi in quell’atmosfera di cui Strehler stesso si faceva portatore dal primo giorno. Come dicevo, ogni dettaglio era importante; per le luci ad esempio ci volevano almeno tre giorni in cui a scena montata si pensava solo a quello. ‘La luce è vita” diceva sempre Strehler e anche per questo passaggio voleva che i suoi attori fossero presenti, che partecipassero. Era sempre parte di quella tecnica che poi avrebbe permesso di arrivare alla prima pienamente compresi in quel mondo che si voleva evocare”.

Una realtà a parte dunque quella che Strehler era in grado di creare ma che contrariamente a quanto si potrebbe pensare non isolava l’individuo dal mondo, ma anzi lo indirizzava verso nuove vie d’interpretazione dell’esistente. E infatti ben diverse sono state le due messe in scena del La Tempesta: “La prima, quella del ’78 risentiva di tutta l’angoscia dell’Italia di quel periodo in mano a terrorismo, che aveva vissuto la prigionia Moro, conclusasi come ben tristemente sappiamo tutti. Mentre nell’ ’83 sembrava quasi di assistere ad un altro spettacolo, molto meno pessimista, e ricco di tante altre suggestioni. Solo la maniacalità e il desiderio di perfezione di Giorgio rimanevano immutati. Proprio per La tempesta fece addirittura creare un tessuto apposta, quello che sarebbe servito per simulare il mare in burrasca; un telo particolare che ancora oggi si chiama ‘telo tempesta’”.  Questo la dice lunga sull’approccio completamente nuovo che Strehler ebbe da subito con il teatro, che diventava in qualche modo anche una scelta di vita: “Strehler travolgeva tutto e tutti, e per lavorare con lui bisognava lasciarglielo fare. Ma era anche estremamente disponibile, amava l’improvvisazione, il confronto con i suoi attori e con i suoi collaboratori. Perché sapeva che poteva nutrirsi di altre idee. E tutto questo andava a costruire il suo teatro: un teatro capace di leggerezza e poesia ma anche di brutalità. Era questa in fondo la sua grande magia, il suo mistero”.

C.T

Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini è un Laboratorio di Alta Formazione artistica del teatro, della canzone e del multimediale della Regione Lazio attivato a partire dal 2014 attraverso finanziamenti europei e gestito da DiSCo, Ente regionale per il diritto allo studio e la promozione alla conoscenza.

 

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