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In evidenza“Quando arrivano le ragazze”, lo sguardo femminile della musica indipendente

“Quando arrivano le ragazze”, lo sguardo femminile della musica indipendente



Dopo l’incontro dello scorso anno che ha visto protagonisti Motta, Bianco, Giovanni Truppi, Cassandra Raffaele, all’Hub culturale di Officina Pasolini si è tornati a parlare di ‘musica indipendente’. E questa volta con un incontro tutto al femminile, Quando arrivano le ragazze, che ha visto ospiti Erica Mou, Chiara Dello Iacovo, Chiara Vidonis, tre cantautrici giovani ma molto prolifiche che non sono passate inosservate né agli occhi del pubblico né a quelli della critica; merito del talento, ma anche della loro personalità che ha già lasciato un segno nel panorama troppo spesso monocorde della musica nostrana.

Partendo dalla propria personale esperienza le ‘ragazze’ – che hanno impreziosito la serata proponendo dal vivo alcuni dei loro brani –  si sono raccontate con grande generosità al pubblico di Officina Pasolini, tracciando le coordinate del presente e del futuro della musica italiana, all’interno di una conversazione a più voci a cui hanno preso parte anche Tosca e Felice Liperi.

A rompere il ghiaccio è stata Erica Mou, cantautrice pugliese il cui ultimo album parla di cassetti da svuotare e sogni da raggiungere – le sue “bandiere sulla luna” – che dopo avere raccontato il suo incontro con la musica grazie al rapporto conflittuale con il fratello maggiore, ha sottolineato come il cosiddetto genere indie non corrisponda a una effettiva realtà,  quanto piuttosto a un bisogno costante della critica di catalogare, aggiungendo: “se indie significa anche farsi tutto da soli, allora sì, sento di appartenere a questo mondo, ma più per una questione di necessità che di adesione ad una corrente”. Dal canto suo Chiara Dello Iacovo, astigiana di nascita, ma con un dna napoletano che definisce “responsabile delle sue diverse inclinazioni artistiche”, in merito alla definizione di indie ha detto: “bisognerebbe prima chiarire che cosa è mainstream e cosa non lo è, visto che ultimamente c’è molta confusione”. Chiara Vidonis auspica invece la fusione del mondo indie con quello mainstream: “non mi sono mai etichettata – dice – mi hanno definita indie rock ma sinceramente mi sembra un termine anche abbastanza restrittivo. Io scrivo alternando le mie due anime, una più rock appunto l’altra più morbida, dolce, e nel futuro vorrei proprio continuare a farle convivere entrambe. Ultimamente sto notando che c’è grande interferenza fra i generi. Ormai gli ‘indie’ scrivono canzoni anche per artisti che escono dai talent e non tutti lo fanno utilizzando gli pseudonimi, penso ad esempio a Antonio Di Martino; un segno questo che qualcosa sta davvero cambiando in questo senso e forse porterà ad un arricchimento. Anche a me piacerebbe scrivere per qualcun altro”.

Sull’appartenenza al mondo ‘indie’ come necessità si è tornati parlando delle tante esperienze delle tre artiste, ognuna a modo proprio, anche dal punto di vista produttivo, imprenditrice di se stessa. Erica Mou sostiene che tutto quello che ha fatto, sia il cinema che il teatro, sia sempre stato subordinato alla musica, ma che nel contempo “il nutrimento” sia arrivato soprattutto “dalle  esperienze collaterali e ancora di più dalla vita stessa”. Essere ‘multitasking’ non è però necessariamente una ricchezza, lo sostiene con convinzione Chiara Dello Iacovo: “Io sono sempre stata curiosa di troppe cose. Mi piacevano i fumetti, amavo il teatro, il canto; fino alla terza media sono stata convinta che da grande avrei fatto la disegnatrice. Poi ho capito che per me portare avanti tutti questi interessi era molto faticoso, perché disperdevo le mie energie. Ad un certo punto della mia vita quindi mi mi sono detta: Chiara, scegli una strada e percorri quella senza troppe distrazioni. E così ho scelto la musica. E poi, anche la mia esperienza musicale parla della difficoltà di segnare dei confini. La stessa esperienza a The voice è stata proprio frutto di questo mio bisogno continuo di sperimentare, di calarmi nelle cose per smontarle e rimontarle e soprattutto capire come funzionano. Non mi sono pentita di aver partecipato ad un talent, ma per come sono fatta forse avrei dovuto immaginare che non mi sarei trovata a mio agio!”.

E dai racconti del dietro le quinte di The voice “che noi chiamavamo ‘The wait’”, perché tutto si faceva tranne che cantare”, sottolinea Chiara, non si poteva non arrivare a parlare di Sanremo – festival al quale la Dello Iacovo ha partecipato arrivando seconda, tra Gabbani e Ermal Meta – che le tre cantautrici sono d’accordo nel definire ancora una vetrina molto importante per i giovani emergenti. E proprio ai giovani che muovono i primi passi nel mondo della musica e che hanno partecipato numerosi all’incontro, è stata dedicata l’ultima parte di questa chiacchierata. “Indicare la strada per chi comincia oggi è difficile – afferma Chiara Viidonis –  perché ormai l’unico percorso che ti viene proposto è quello di cercare di apparire, la famosa caccia ai 15 minuti di notorietà… Quindi credo che la cosa più importante sia coltivare la personalità, capire chi si è e cosa si è in grado di fare, per non essere travolti e compiere invece delle scelte che ci appartengano”. Per la Mou l’unica certezza “è quella fornita dallo studio, che è la base a cui andare ad attingere ogni volta che non ci si sente sicuri”. “L’importante – rimarca Chiara Dello Iacovo – è non aver paura di non esserci sempre, o di non produrre abbastanza, o di non essere quello che vi chiedono di essere in quel momento, perché ormai sempre più spesso – e questa è tutta colpa dei media – si richiede agli artisti di essere tutto il contrario di tutto, e nello stesso momento. È questa la prima grande trappola da evitare”.

Caterina Taricano

Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini è un Laboratorio di Alta Formazione artistica del teatro, della canzone e del multimediale della Regione Lazio attivato a partire dal 2014 attraverso finanziamenti europei e gestito da DiSCo, Ente regionale per il diritto allo studio e la promozione alla conoscenza.

 

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