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In evidenza“L’assassino” di Elio Petri, tra grottesco e Nouvelle Vague

“L’assassino” di Elio Petri, tra grottesco e Nouvelle Vague



La prima serata dedicata al giallo a Roma (“Film cult”), con la proiezione del film di Elio Petri “L’assassino” (interpretato da Marcello Mastroianni e Salvo Randone) ha avuto un buon successo di pubblico. Molte le presenze qualificate (dalla produttrice Adriana Chiesa, vedova del direttore della fotografia Carlo Di Palma che lavorò con Petri per quel film del 1961, al critico Fabio Ferzetti fino al presidente del sindacato Critici Cinematografici Bruno Torri) e molta la curiosità per una pellicola che pochi conoscevano ma che ha confermato cinquantacinque anni dopo la sua efficacia e soprattutto una notevole modernità.

Nel presentarlo, Steve Della Casa ha ricordato come quelli fossero gli anni della Nouvelle Vague e come il film di esordio di Elio Petri sia stato fortemente influenzato da quel clima e dalle opere contemporanee di Godard e di Truffaut. Un film grottesco e nervoso, con continui flash back e con una narrazione volutamente spezzettata per meglio far risaltare il ritratto di un uomo pigro e indolente, che non si smuove mai dalla ferma volontà di approfittarsi delle cose che succedono accanto a lui. Sempre Della Casa ha sottolineato come nel cast siano presenti molti nomi che sorprendono: Paolo Panelli (forse per l’unica volta interpreta un ruolo non comico), i giovanissimi Giovanna Gagliardo e Giuliano Montaldo (quest’ultimo anche aiuto-regista) ma anche vere e proprie star del cinema popolare come Franco Ressel.

Dal canto suo, Antonio Ferraro (ex-dirigente RAI) ha sottolineato la valenza politica del film. Petri, già militante del Partito Comunista, si era allontanato dal PCI nel 1956 dopo l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione sovietica. In questo film eccheggia fortemente la delusione del regista per la politica: il protagonista, di famiglia antifascista e in seguito militante comunista) si è poi decisamente allontanato da quel mondo per il forte desiderio di arricchirsi con ogni metodo, lecito o illecito che sia.

Invece Diego Mondella, autore de “L’ultima trovata”, un lungo e dettagliato volume sull’opera di Elio Petri, ha inquadrato il film nel complesso della filmografia del regista. “L’assassino” è per Petri l’esordio alla regia, ma anche una prova di straordinaria maturità. Si coglie lo spirito profondo del regista, che preferisce il surreale e il grottesco al realismo e che sembra con questo film prendere le misure per quello straordinario impasto di tematiche che lo porterà a vincere il premio Oscar con “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”.

di Caterina Taricano

 

Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini è un Laboratorio di Alta Formazione artistica del teatro, della canzone e del multimediale della Regione Lazio attivato a partire dal 2014 attraverso finanziamenti europei e gestito da DiSCo, Ente regionale per il diritto allo studio e la promozione alla conoscenza.

 

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