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In evidenzaSezione #Canzone| La musica indipendente: L’esperienza del MEI

Sezione #Canzone| La musica indipendente: L’esperienza del MEI



Il 21 Aprile gli studenti della sezione canzone hanno incontrato Giordano Sangiorgi, ideatore e coordinatore del MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti), una delle più importanti manifestazioni dedicata alla scena musicale indipendente italiana. Sangiorgi è inoltre Presidente di AudioCoop e portavoce della Rete dei Festival.

Presentato da Tosca (“la passionalissima Tosca”, come lui stesso l’ha definita) e da Felice Liperi, Giordano Sangiorgi ha raccontato in un incontro ad Officina Pasolini la storia del MEI, il Meeting delle etichette indipendenti da lui creato vent’anni fa. “Noi abbiamo attinto a tanti saperi che si erano consolidati negli anni: la gente che faceva le radio libere, i centri sociali, quegli eroici gruppi che negli anni Ottanta cercavano vie nuove mentre la scena sembrava completamente dominata dalla dance al punto che i gruppi italiani di quel periodo, come i Gazebo, facevano addirittura finta di essere stranieri”. Nel raccontare la storia e le storie della sua creatura nata quasi per caso nel 1997 (“ma abbiamo tenuto conto di tante esperienze che ci hanno preceduto”) a Faenza, Sangiorgi è un fiume in piena. Ed è pronto a raccontare tutto: successi, errori, cambi di direzione, persino polemiche che si sono rovesciate sull’operato suo e dei suoi compagni di avventura.

“In un primo tempo, il MEI ha preso quasi spontaneamente una direzione fieristica, difatti dopo poche edizioni ci siamo spostati negli spazi della fiera di Faenza. La gente pagava un biglietto per entrare e per potersi avvicinare ai banchetti dove si vendevano dischi, fanzine, cassette e le etichette indipendenti vendevano i cd da loro prodotti. Era un vero e proprio assalto, la gente usciva fuori dal MEI con le borse piene. Del resto, i cd erano stati fondamentali: avevano consentito ai gruppi di auto prodursi e di finanziarsi vendendo soprattutto durante i concerti, negli spazi della nostra manifestazione e di altre che sono nate dopo e che hanno cercato di coprire la stessa richiesta culturale. I cd sono stati fondamentali anche per lanciare un rap italiano che era forse debole musicalmente ma rappresentava una forte volontà di portare al centro della musica la parola italiana e le tensioni che nel paese erano presenti ma erano ignorate dalla cultura e dalla comunicazione di regime. I Negrita ad esempio facevano tantissimi concerti in Toscana, un numero di date impressionante, si sono imposti così. E prima di loro tutta la scena indipendente toscana, tipo i Litfiba. Le etichette erano capaci di crearsi quasi dal nulla, tipo la Mescal di Nizza Monferrato con Soave che ha fatto conoscere tra gli altri i Mau Mau. In quegli anni il MEI era una fiera, ma anche un luogo di incontro straordinario: ci sono canzoni nate quasi per caso al ristorante, ci sono gruppi veneti che pur provenendo dalla stessa città si sono incontrati per la prima volta da noi e hanno fatto nascere un’etichetta. Il MEI di quegli anni era al tempo stesso una fiera e un laboratorio. Ma a noi era già chiaro che avrebbe dovuto ben presto cambiare pelle”.

E infatti intorno al 2005, la situazione era già drasticamente cambiata. La comunicazione liquida, la rete, internet, le nuove piattaforme hanno cambiato radicalmente il modo di diffusione della musica; al tempo stesso, hanno aperto prospettive e hanno procurato spazi. Secondo Sangiorgi, che ama molto parlare del passato ma è maggiormente a suo agio quando riferisce il presente e progetta il futuro, “Internet è al tempo stesso una grande occasione ma anche un luogo dove si rischia di vedere i piccoli strangolati a vantaggio dei più grandi. “È paradossale, ma è così. Negli anni Sessanta Bobby Solo poteva vendere un milione di dischi e oggi un gruppo indipendente non conosciuto può conseguire un milione di visualizzazioni. Però allora Bobby si teneva tutti i soldi, mentre con un milione di visualizzazioni si guadagnano poco più di mille euro. Le piattaforme sono monopoliste, schiacciano i piccoli, non pagano il giusto a chi fornisce loro i contenuti”.

Ma Sangiorgi, nel suo coniugare cultura e mercato, non si ferma alle lamentele: “Gli indipendenti devono però tenere conto che Internet spalanca loro le praterie della visibilità. Non devono mettere online tutta la loro produzione, solo due o tre cose, per farsi conoscere, in modo da attirare l’attenzione del proprio segmento possibile di pubblico. E poi devono fare pressione perché la musica sia oggetto di una legge, come lo è stato il cinema o il teatro. Ci sono strumenti che possono fare molto bene alle etichette indipendenti del terzo millennio: tipo il tax credit, che sta rilanciando il cinema. E c’è un modello, la legge francese, che armonizza la proposta musicale delle radio con la produzione nazionale. Paradossalmente, sono le grandi etichette che non vogliono una legge di questo tipo”.

Insomma, di strada da fare ce n’è tanta. “Si, il MEI è sempre stato on the road. Quando gli altri cercavano i nomi noti noi cercavamo quelli che sarebbero diventati noti l’indomani. E quando davamo i premi, questi premi a volte erano una pacca sulla spalla. Ci piaceva prendere in giro l’ufficialità: e lo facevamo perché sapevamo (e sappiamo ancora oggi) di avere un altro modello da contrapporre”.

 

Caterina Taricano

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Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini è un Laboratorio di Alta Formazione artistica del teatro, della canzone e del multimediale della Regione Lazio attivato a partire dal 2014 attraverso finanziamenti europei e gestito da DiSCo, Ente regionale per il diritto allo studio e la promozione alla conoscenza.

 

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