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Supervisione musicale di Piero Fabrizi
Mise en espace di Massimo Venturiello
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Lo scorso 6 aprile Officina Pasolini ha proposto l’incontro con uno dei cantautori più interessanti del panorama italiano, uno dei pochi che ha saputo sempre far convivere la grande tradizione melodica con forme e stili della modernità pop.
Max Gazzè, ospite di Officina Pasolini per raccontarsi come artista: i primi passi nel mondo della musica (fatti suonando il basso elettrico), il suo percorso, le sue esperienze, le sue scelte.
A dialogare con lui, anche intorno alla sua opera ‘sintonica’ Alchemaya, che ha debuttato lo scorso 3 aprile al Teatro dell’Opera di Roma, sono stati Tiziana Tosca Donati e Felice Liperi.
Foto di Emilia De Leonardis
The post FOTO: Incontri | Partire dal Basso. Un incontro con Max Gazzé first appeared on Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini.]]>La questione della lingua e dei linguaggi è stato il punto di partenza di questa lunga chiacchierata, e anche Ambrogio Sparagna si è espresso sottolineando il ruolo fondamentale della parola: “la mia conoscenza della musica popolare è passata prima di tutto attraverso lo studio della poesia tradizionale. Il mio primo esame con Diego Carpitella, il famoso etnologo, fu su Costantino Nigra e i canti del Piemonte. Studiare questi testi, facendo comparazioni poetiche di fonti, mi è servito moltissimo per capire e interpretare la musica popolare e impostare il mio lavoro futuro. Un tempo i contadini sapevano Dante a memoria ma ognuno di loro lo adattava a melodie diverse, questo ci dice molto della nostra storia comune e di come la parola sia sempre superiore alla musica”.
Che la tradizione però, come disse Gustav Mahler, non debba essere “culto delle ceneri ma custodia del fuoco” è un pensiero comune ai due artisti, che hanno sottolineato come fare musica popolare, oggi, soprattutto per i giovani, significhi appropriarsi del passato per contaminare il presente, per ricercare un’identità, sempre più difficile da trovare in questo particolare momento storico. Il problema delle nuove generazioni per Riccardo Tesi è la mancanza quasi totale di curiosità: “I ragazzi di oggi non sono più curiosi. Quando ero giovane io il fermento era continuo. Personalmente ascoltavo di tutto e trovavo i suoni della musica popolare di grande freschezza, più rivoluzionari della chitarra elettrica. Mi piacevano quelle voci sgraziate e ruvide, mi sembravano più emozionanti di quelle dei cantanti rock. Adesso la massificazione, la riduzione degli artisti a pochi nomi prodotti dalle solite case discografiche, hanno portato, insieme ad un progressivo livellamento verso il basso, anche ad una riduzione della sensibilità all’ascolto e alla scoperta. E credo che trent’anni di televisione commerciale abbiano dato il loro contributo”. “I giovani che si avvicinano alla musica popolare lo fanno soprattutto per recuperare quelle radici che sentono mancare – ha spiegato Sparagna – per capire chi sono e chi potrebbero diventare. Non è un caso che fra di loro abbia molto successo la zampogna, strumento che anche più dell’organetto rivendica un’identità. In Sardegna ci sono tantissime scuole che insegnano quelle launeddas e zampogne di cui solo dieci anni fa si preconizzava la fine”.
Ma d’altronde anche nell’epoca in cui si pensava che il rock avrebbe cancellato tutta la musica precedente la musica popolare ha costituito un’importante sacca di resistenza; e sono proprio gli anni in cui Sparagna e Tesi cominciano il loro percorso artistico, il primo avvicinandosi alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, il secondo entrando a far parte del gruppo di Caterina Bueno. L’interesse per la musica popolare secondo Tesi va ad ondate “ma non si esaurirà mai perché i messaggi veicolati da questo tipo di musica sono universali, attraversano il tempo e arrivano in maniera diretta. Non è casuale che quasi tutte le melodie folk esercitino grande fascino sui bambini”.
Durante l’incontro Ambrogio Sparagna (spesso affiancato dalla voce di Fabia Salvucci, studentessa della sezione canzone) ha proposto al pubblico diversi brani della tradizione popolare mentre Riccardo Tesi ha eseguito alcune sue composizioni. L’incontro si è concluso con un prezioso duetto dei due artisti.
Legato alla serata sulla musica popolare è stata anche la proiezione, il 7 Febbraio, del documentario di Gianfranco Pannone (a cui ha collaborato anche Ambrogio Sparagna) Lascia stare i santi, un viaggio lungo tutta l’Italia alla riscoperta delle tradizioni religiose popolari del nostro paese, un film che come ha dichiarato lo stesso Pannone “parla della necessità di riscoprire le proprie origini, la propria identità in un momento storico in cui l’occidente sta attraversando un periodo di grande crisi”.
Articolo di Caterina Taricano
The post Arte popolare, fra tradizione e modernità: un incontro con Ambrogio Sparagna e Riccardo Tesi first appeared on Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini.]]>Un tema centrale per ogni Paese che rispetti la propria memoria e cruciale in modo particolare per Officina Pasolini, che ha dedicato il corso Musica di quest’anno alla tradizione popolare e si propone di recuperare, anche in termini creativi e innovativi, gli stili e i linguaggi immortalati dai due artisti che hanno dedicato le proprie carriere a salvare dall’oblio voci e melodie della nostra memoria.
Con questi due preziosi ospiti Officina Pasolini – HUB Culturale ha inaugurato la sua lunga stagione di eventi gratuiti aperti al pubblico con concerti, incontri, piece teatrali.
Crediti foto: Alberto Calvano (studente sezione #Multimediale)
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Un gioioso scontro a colpi di organetti, la cultura del Sud del Lazio che sfida i suoni dell’Appennino pistoiese. Da nord a sud, l’Italia dell’organetto, è l’incontro unico tra Ambrogio Sparagna e Riccardo Tesi, due virtuosi dell’organetto diatonico eccezionalmente insieme sul palco per testimoniare l’importanza delle nostre tradizioni, moderato da Felice Liperi e Tosca. L’appuntamento è il 6 febbraio alle ore 19 nella sede di Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini di Roma, l’innovativo progetto di alta formazione del teatro, della canzone e del multimediale guidato rispettivamente da Massimo Venturiello, Tosca e Simona Banchi.
Un’occasione preziosa – con due giganti del folk-revival – per capire perché l’Italia sta vivendo un forte ritorno di attenzione verso la musica popolare.
Sparagna e Tesi – che durante l’incontro si esibiranno con alcuni brani del loro repertorio – affronteranno un dibattito sul ruolo dell’organetto diatonico come strumento simbolo della musica popolare e del folk revival, ma anche una discussione per valorizzare la nostra tradizione musicale come memoria storica delle diverse Regioni italiane.
Un tema centrale per ogni Paese che rispetti la propria memoria e cruciale in modo particolare per Officina Pasolini, che ha dedicato il corso Musica di quest’anno alla tradizione popolare e si propone di recuperare, anche in termini creativi e innovativi, gli stili e i linguaggi immortalati dai due artisti che hanno dedicato le proprie carriere a salvare dall’oblio voci e melodie della nostra memoria.
Legato all’incontro, e più in generale al tema dell’arte popolare sarà anche la proiezione, il 7 febbraio, del documentario di Gianfranco Pannone Lascia stare i santi, distribuito dall’Istituto Luce Cinecittà e presentato alla passata edizione della Festa di Roma, un viaggio lungo tutta la Penisola alla riscoperta delle tradizioni religiose popolari del nostro paese.
Nel film, che il regista ha realizzato in stretta collaborazione con Ambrogio Sparagna (musiche e consulenza musicale) prezioso è l’apporto dell’Archivio Luce, da cui sono tratti documentari e cinegiornali d’epoca. Il materiale di repertorio asseconda questo viaggio nel mondo della religione popolare, che con sguardo laico Pannone rimescola in un percorso emozionale tra passato e presente.
Le immagini religiose di oggi assumono un posto di rilievo in un’epoca che, come sottolinea lo stesso regista “non sembra più anelare al sacro, ma di cui nel profondo la gente sente ancora il bisogno, in Veneto come in Sicilia, nel Lazio come in Puglia”.
“Questo film parla della necessità di riscoprire le proprie origini, la propria identità in un momento storico in cui l’occidente sta attraversando un periodo di grande crisi. La modernità, il nuovo a tutti i costi, ha portato a un progressivo livellamento culturale, a quella tragedia antropologica di cui parlava Pasolini e che ci ha appunto privato delle nostre radici”.
Il regista sottolinea la volontà di parlare di un popolo, il nostro, che viveva la religione come magia, strumento utile a rendere la vita quotidiana più sopportabile e a tenere saldo appunto il rapporto dell’uomo con la natura. “Sparagna mi ha aiutato moltissimo. Mi ha guidato in questo universo festoso e mistico in cui non mancano le riflessioni dei nostri padri, i grandi intellettuali, i poeti che ci aiutano ancora oggi a interpretare la realtà – da Silone a Pasolini, da Scotellaro a Soldati, fino a Gramsci – letti da Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni”.
Teatro Eduardo De Filippo – Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini
Viale del Ministero degli affari esteri, 6 Roma
GLI EVENTI DI OFFICINA PASOLINI SONO AD INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI
Promossa dalla Regione Lazio con il Fondo Sociale Europeo in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre e il Conservatorio Santa Cecilia, la nuova sede di Officina Pasolini è stata inaugurata lo scorso 30 novembre negli spazi “Ex Civis”, a due passi dal ministero degli Esteri.
Una casa per giovani artisti e allo stesso tempo un luogo pubblico integrato nella città per produrre e diffondere cultura, che con questi questi eventi inaugura una serie di incontri gratuiti che ogni mese, fino a giugno, apriranno le porte al pubblico. Tra i prossimi: il 4 e 5 marzo la rappresentazione teatrale Chantecler la favola di Edmond Rostand diretta da Armando Pugliese mentre il 29 marzo protagonista sarà la musica indipendente con ospiti d’eccezione: Giovanni Truppi, Bianco, Francesco Motta e Cassandra Raffaele, in una discussione guidata da Tosca e Niccolò Fabi.
AMBROGIO SPARAGNA
Figlio di musicisti tradizionali di Maranola (LT), Ambrogio Sparagna studia Etnomusicologia all’Università di Roma con Diego Carpitella e realizza con lui numerose campagne di rilevamento sulla musica popolare italiana. Nel 1976 fonda la prima scuola di musica popolare contadina in Italia presso il Circolo Gianni Bosio di Roma e nel 1984 la Bosio Big Band, un’originale orchestra di organetti.
Ha al suo attivo un’intensa attività concertistica internazionale e un’ampia esperienza di didatta realizzata anche in ambito universitario. Dal 2004 al 2006 è Maestro concertatore del Festival la Notte della Taranta. Nel 2007 fonda l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Numerose le collaborazioni con artisti della scena musicale italiana tra i quali Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Angelo Branduardi, Peppe Servillo, Teresa De Sio, Nino D’Angelo, Simone Cristicchi, Ron, Giovanni Lindo Ferretti, Luca Barbarossa e molti altri.
RICCARDO TESI
Compositore di fama internazionale, strumentista, ricercatore dallo stile inconfondibile: queste le anime della complessa e poliedrica personalità artistica di Riccardo Tesi, tra i pionieri della riscoperta dell’organetto diatonico in Italia, strumento popolare del quale ha rivoluzionato il linguaggio e ampliato il vocabolario al di là della tradizione.
Diverse e prestigiose le collaborazioni che si sono susseguite negli anni: col malgascio Justin Valì, Daniele Sepe, con l’humor della Banda Osiris, con artisti dell’area rock come Francesco Magnelli, Ginevra di Marco (ex CSI e PGR), Piero Pelù e gli Skiantos, con il DJ Ominostanco, fino alla grande canzone d’autore italiana con Ivano Fossati, Fabrizio De Andrè, Ornella Vanoni, Gianmaria Testa, Giorgio Gaber, Carmen Consoli, Carlo Muratori, Tosca, Luca Nesti, Cisco, Cristina Donà, Nada e Giua.
GIANFRANCO PANNONE
Gianfranco Pannone è un regista cinematografico e televisivo, dopo essersi laureato in Storia e critica del cinema all’Università La Sapienza di Roma e diplomato in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Tra il 1990 e il 1998 ha diretto e prodotto i film documentari Piccola America, Lettere dall’America e L’America a Roma, che insieme compongono la Trilogia dell’America; e successivamente Latina/Littoria (2001), film documentario di produzione italo-francese, con il quale nello stesso 2001 ha avuto il riconoscimento quale miglior opera di non-fiction al Torino Film Festival e nel 2003 al Festival del Cinema del Mediterraneo – Premio Rai.
Nel 2004 si cimenta con il film di finzione Io che amo solo te, per ritornare subito dopo al documentario con Il sol dell’avvenire 2008; ma che Storia (2010) presentato nel corso dell’edizione 2010 del Festival Internazionale del Cinema di Venezia; Scorie in libertà 2012, presentato nella sezione internazionale del Festival Cinemambiente di Torino 2012 ed Ebrei a Roma, evento Speciale all’edizione 2012 del Festival del Cinema di Roma. I suoi film più recenti sono: Sul vulcano (2014); L’esercito più piccolo del mondo (2015) Lascia stare i santi (2016).
I suoi lavori gli sono valsi partecipazioni e riconoscimenti in molti festival italiani e internazionali e la messa in onda sulle principali televisioni europee.
Gianfranco Pannone ha anche diretto alcuni spettacoli come regista teatrale, tra i quali, nel 2006,Guerra civile, presentato in quello stesso anno al Festival dei due Mondi di Spoleto.
Socio fondatore di Doc/It e attivo nell’associazione 100autori, insegna Cinema documentario al Damsdell’Università degli studi Roma Tre e regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e dell’Aquila. Saggista e autore, ha scritto con Giovanni Fasanella Il sol dell’avvenire, diario tragicomico di un film politicamente scorretto; con Mario Balsamo L’officina del reale – Fare un documentario dall’ideazione al film e Docdoc – dieci anni di cinema e altre storie.
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Reticenze a parlare dell’ambiente non propriamente dorato della musica quindi non ne ha avute nemmeno a Officina Pasolini, che lo ha ospitato il 29 novembre per un incontro con gli studenti di canzone moderato da Tosca, coordinatrice di sezione, e da Felice Liperi. Una lunga chiacchierata in cui il giornalista musicale ha subito precisato che per lui la critica costruttiva non esiste «una canzone o la ami o la odi e quello che odi deve essere distrutto» e che da artisti e colleghi è considerato un fastidioso Bastian contrario per la sua abitudine a dire sempre ciò che pensa. «Meglio buffone che cortigiano» ha risposto una volta ad un critico che lo accusava di storcere perennemente il naso di fronte a tutto e stroncare gratuitamente: «Preferisco esprimere liberamente e gratis il mio pensiero invece di fare marchette bene pagate per cantanti che tra qualche anno non ricorderemo più». Ma i critici deferenti sono solo la punta dell’iceberg di un sistema distorto e malato che secondo Monina sta per implodere su se stesso, che trova spiegazione nella crisi profonda che da più di vent’anni a questa parte ha travolto la discografia italiana: «Tutto è cominciato quando, di fronte al cambiamento tecnologico, l’industria musicale italiana invece di intercettare il nuovo e adeguarvisi lo ha sottovalutato e rifiutato, non comprendendone invece la grande l’importanza. Il millenium bug che avrebbe rivoluzionato ogni cosa è avvenuto negli anni anni ’90, con l’avvento dell’mp3: nessuno ha capito allora che questo nuovo supporto avrebbe portato ad un mutamento epocale della fruizione della musica, dando la possibilità a tutti di condividerla attraverso dei file in rete. A questa mancanza di lungimiranza poi si è aggiunta la televisione, che ha intravisto nell’industria musicale in crisi un affare molto allettante.
È così che è nato il mondo dei talent show. È con l’ingerenza della televisione che è iniziato un progressivo appiattimento verso il basso che ha interessato tutto il mondo della musica. I talent sono utilissimi al piccolo schermo perché rappresentano un mezzo diretto e comodo per fare ricerca di mercato. Sono stati in grado di creare un prodotto senza che ci sia davvero, perché il prodotto è il nome del cantante che vince, che vale non per la musica che produce ma per tutta la storia che nel corso del programma lo lega al pubblico». E di questo progressivo impoverimento artistico e industriale, secondo Monina, la responsabilità è anche delle radio: «Le radio sono state decisive. Hanno approfittato del vuoto di strategie dei discografici e hanno messo le mani sulle edizioni musicali, flirtando con la televisione. Si è quindi creato una sorta di circolo vizioso che ci ha trascinati al punto più basso della storia della musica leggera. E siccome si è abbassato anche il livello di chi è bravo, oggi – guarda a caso proprio in tv – ci ritroviamo di fronte a degli improbabili duetti artistici fra grandi autori e grandi interpreti e i personaggi creati dalla televisione, che sono, come spiegavo prima, “dopati dal mercato”, come quegli sportivi che hanno un fisico scolpito ma costruito con gli anabolizzanti e non con la palestra…».
Fisici quindi che prima o poi si romperanno… «Succederà da un momento all’altro. Ed è per questo motivo che chi sta facendo un percorso artistico serio, quando arriverà quel momento dovrà farsi trovare pronto. Come in The walking dead – una delle mie serie tv preferite – il mondo della musica attualmente è popolato sia dagli zombie sia dagli umani. Chi non è stato infettato deve andare avanti per poter poi al momento giusto prendere il posto di chi non lo merita; perché la musica buona c’è, il problema è chi la gestisce male». Della rete, invece, Michele Monina parla ancora come di un luogo in cui si può trovare la giusta visibilità. E lo stesso vale per alcune importanti realtà da sempre attente alla musica emergente: «Internet offre ancora molte occasioni ai giovani artisti per farsi notare, bisogna però sapersi muovere, cercando chi sia in grado di far girare il nome nel modo giusto. Nel mondo reale poi ci sono i festival, penso a Musicultura, al premio Bianca da Ponte, al premio De Andrè, realtà che permettono ai nuovi talenti di farsi conoscere. A me è capitato di scrivere di artisti transitati per queste rassegne ed è servito molto… Il pregio delle nicchie è che non si comprimono e per questo rendono di più…».
Alla fine della lunga conversazione con gli studenti, Monina si è dedicato all’ascolto di alcuni di loro, sottolineando la grande importanza che secondo lui continuano ad avere i momenti di formazione: “Quei posti in cui non solo si apprende ma ci si sente riconosciuti per quello che si è, per incontrarsi in tutti i sensi intersecando saperi e mestiere. Il passaggio del know how è uno dei fondamenti dell’arte. Anche io ho cominciato perché qualcuno ha creduto in me e ha deciso di trasmettermi qualcosa».
Articolo di Caterina Taricano
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Photo credit: Adriano Natale (diplomato sezione Multimediale)
Martedì 3 Maggio c’è stato il primo appuntamento di Officina Pasolini OFF #Canzone, un ciclo di incontri con alcuni dei migliori esponenti della musica italiana. Il salotto OFF di Officina Pasolini ha avuto il piacere di ospitare Dimartino & Fabrizio Cammarata, hanno raccontato e presentato il loro particolare progetto intitolato “Un Mondo Raro” dedicato all’artista messicana Chavela Vargas. L’incontro, che ha avuto luogo ai Pini Spettinati di Roma, è stato presentato da Tiziana Tosca Donati, coordinatrice della sezione canzone di Officina Pasolini dal giornalista e musicologo Felice Liperi. Durante la serata si sono esibiti anche 5 studenti della sezione canzone e Valeria Crescenzi, cantautrice che si è diplomata lo scorso anno ad Officina Pasolini.
Caterina Taricano
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Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata, Levante, Paola Turci, Danilo Rea
Officina Pasolini OFF #canzone è il nuovo ciclo di incontri pensato da Tosca, coordinatore della sezione, per una prospettiva sulla musica italiana. Quattro incontri moderati da lei e da Felice Liperi, giornalista, musicologo e docente di Storia della Canzone.
Il palco scelto per queste serate è quello dei PiniSpettinati, suggestivo salotto che trova spazio in un’affascinante cornice di archeologia industriale romana.
Gli ospiti saranno Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata, Levante, Paola Turci, Danilo Rea.
Questi incontri daranno modo di raccontare in maniera approfondita il percorso musicale di ognuno di loro così come di far ascoltare al pubblico alcuni dei loro brani.
A conclusione delle serate i giovani artisti di Officina Pasolini presenteranno alcune canzoni scritte da loro.
3 maggio 2016 – Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata
19 maggio 2016 – Levante
10 giugno 2016 – Paola Turci
20 giugno 2016 – Danilo Rea
Ore 21.30 – PiniSpettinati
Via Campo Barbarico, 80, Roma