add_action('wp_footer', function () { echo ''; }, 99); canzone | Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini https://officinapasolini.it Canzone Teatro Multimediale Thu, 08 Jun 2017 13:16:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.6.10 https://officinapasolini.it/wp-content/uploads/2020/09/cropped-officinapasolini_icona-32x32.png canzone | Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini https://officinapasolini.it 32 32 FOTO: #Canzone | Parola di Cantantessa https://officinapasolini.it/gallery/foto-canzone-parola-cantantessa/ Mon, 29 May 2017 13:03:34 +0000 http://www.officinapasolini.it/?p=6011 Già ospite di Officina Pasolini nel 2015, la “Cantantessa”, a conclusione della sua masterclass con i giovani artisti della sezione canzone, ha incontrato il pubblico in una serata moderata da Tosca e Felice Liperi. Al termine dell’incontro, impreziosito da alcuni suoi contributi musicali, è stato presentato ‘Vussia Cuscenza’, il nuovo disco di Gabriella Lucia Grasso prodotto […]

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Già ospite di Officina Pasolini nel 2015, la “Cantantessa”, a conclusione della sua masterclass con i giovani artisti della sezione canzone, ha incontrato il pubblico in una serata moderata da Tosca e Felice Liperi. Al termine dell’incontro, impreziosito da alcuni suoi contributi musicali, è stato presentato ‘Vussia Cuscenza’, il nuovo disco di Gabriella Lucia Grasso prodotto da Narciso Records.

Foto di Adriano Natale, Capture Studio Roma

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FOTO: Sezione #Canzone | Cantautori in Officina | 8 marzo https://officinapasolini.it/gallery/foto-sezione-canzone-cantautori-officina-8-marzo/ Fri, 10 Mar 2017 10:24:51 +0000 http://www.officinapasolini.it/?p=5268 L’8 marzo 2017 c’è stata la prima delle tre serate dal titolo “Cantautori in Officina”, concerto dei giovani cantautori della sezione #Canzone di Officina Pasolini, a cura di Piero Fabrizi.  Sul palco si sono alternati: Buva, La corte di Alice, Marat, Paola Bivona e Walter Silvestrelli, i quali hanno proposto al pubblico alcuni brani inediti, frutto […]

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L’8 marzo 2017 c’è stata la prima delle tre serate dal titolo “Cantautori in Officina”, concerto dei giovani cantautori della sezione #Canzone di Officina Pasolini, a cura di Piero Fabrizi.  Sul palco si sono alternati: Buva, La corte di Alice, Marat, Paola Bivona e Walter Silvestrelli, i quali hanno proposto al pubblico alcuni brani inediti, frutto del lavoro del primo anno.

Crediti foto: Emilia De Leonardis

I prossimi appuntamenti ci saranno il 15 e il 22 marzo

Info QUI























 

 






 

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Officina Pasolini #Canzone in “Cantautori in Officina” (8 • 15 • 22 marzo) https://officinapasolini.it/news/officina-pasolini-canzone-cantautori-officina-8-%e2%80%a2-15-%e2%80%a2-22-marzo/ Tue, 07 Mar 2017 16:03:46 +0000 http://www.officinapasolini.it/?p=5226 Cantautori in Officina Concerto dei giovani cantautori della sezione canzone, a cura di Piero Fabrizi INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI Gli artisti della sezione canzone si alterneranno sul palco proponendo al pubblico alcuni brani inediti, frutto del lavoro di questo primo anno ad Officina Pasolini. Tre mini set di canzoni nate da un’intensa collaborazione […]

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Cantautori in Officina
Concerto dei giovani cantautori della sezione canzone, a cura di Piero Fabrizi

INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

Gli artisti della sezione canzone si alterneranno sul palco proponendo al pubblico alcuni brani inediti, frutto del lavoro di questo primo anno ad Officina Pasolini. Tre mini set di canzoni nate da un’intensa collaborazione e un assiduo confronto fra i cantautori del Laboratorio, che confermano la vocazione dell’Officina delle Arti a luogo di incontro, discussione e creazione musicale.
Tre serate organizzate nel mese dedicato all’arte indipendente proprio per sottolineare la grande importanza che ha il momento della sperimentazione per la crescita di ogni artista: «oggi più di ieri – commenta Tosca, coordinatrice della sezione – perché per i giovani, circondati costantemente da una musica omologata e omologante è diventato difficile intuire quale sia la strada giusta da intraprendere. Nostro compito è quello di passare oltre al Know how, anche gli strumenti corretti per aiutarli ad essere autonomi e indipendenti».

I concerti sono pensati anche in vista dello spettacolo finale di giugno che chiuderà il percorso di perfezionamento artistico di questo biennio e che sarà portato in tour. «L’intento – continua Tosca – è anche quello di riappropriarsi della sacralità del live, che rappresenta il futuro e permette di contrastare quella che io chiamo la musica di ‘plastica’, piatta e di poco valore”

PROGRAMMA
· 8 Marzo: Buva, La corte di Alice, Marat, Paola Bivona e Walter Silvestrelli
· 15 Marzo: tba
· 22 marzo: tba

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“C’è chi dice no” | conversazione con Michele Monina https://officinapasolini.it/news/ce-dice-no-conversazione-michele-monina/ Tue, 24 Jan 2017 16:30:35 +0000 http://www.officinapasolini.it/?p=4881 Che Michele Monina non abbia peli sulla lingua parlando di musica lo sappiamo da tempo. Ce lo dimostra quotidianamente la sua penna affilata di critico musicale che, indifferente alla fama, agli inchini di convenienza  e alle riverenze, non teme star e starlette e quando è il caso affonda il colpo senza pietà. E ce lo […]

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Che Michele Monina non abbia peli sulla lingua parlando di musica lo sappiamo da tempo. Ce lo dimostra quotidianamente la sua penna affilata di critico musicale che, indifferente alla fama, agli inchini di convenienza  e alle riverenze, non teme star e starlette e quando è il caso affonda il colpo senza pietà. E ce lo confermano anche la sua intensa attività di scrittore e giornalista, che ha regalato al pubblico dei fans – non solo in campo musicale – alcune tra le più belle biografie di personaggi famosi che si trovano in commercio («le più interessanti– ammette lo stesso Monina –  sono quelle non autorizzate, perché ti evitano l’approccio agiografico e ti aiutano ad indagare meglio il lato oscuro dei soggetti dei quali parli») e alcuni titoli volutamente provocatori e ironici sul mondo dello spettacolo; tra questi il più noto è certamente 10 modi per diventare un mito (e fare un sacco di soldi).

Reticenze a parlare dell’ambiente non propriamente dorato della musica quindi non ne ha avute nemmeno a Officina Pasolini, che lo ha ospitato il 29 novembre per un incontro con gli studenti di canzone moderato da Tosca, coordinatrice di sezione, e da Felice Liperi. Una lunga chiacchierata in cui il giornalista musicale ha subito precisato che per lui la critica costruttiva non esiste «una canzone o la ami o la odi e quello che odi deve essere distrutto» e che da artisti e colleghi è considerato un fastidioso Bastian contrario per la sua abitudine a dire sempre ciò che pensa. «Meglio buffone che cortigiano» ha risposto una volta ad un critico che lo accusava di storcere perennemente il naso di fronte a tutto e stroncare gratuitamente: «Preferisco esprimere liberamente e gratis il mio pensiero invece di fare marchette bene pagate per cantanti che tra qualche anno non ricorderemo più». Ma i critici deferenti sono solo la punta dell’iceberg di un sistema distorto e malato che secondo Monina sta per implodere su se stesso, che trova spiegazione nella crisi profonda che da più di vent’anni a questa parte ha travolto la discografia italiana: «Tutto è cominciato quando, di fronte al cambiamento tecnologico, l’industria musicale italiana invece di intercettare il nuovo e adeguarvisi lo ha sottovalutato e rifiutato, non comprendendone invece la grande l’importanza. Il millenium bug che avrebbe rivoluzionato ogni cosa è avvenuto negli anni anni ’90, con l’avvento dell’mp3: nessuno ha capito allora che questo nuovo supporto avrebbe portato ad un mutamento epocale della fruizione della musica, dando la possibilità a tutti di condividerla attraverso dei file in rete. A questa mancanza di lungimiranza poi si è aggiunta la televisione, che ha intravisto nell’industria musicale in crisi un affare molto allettante.

È così che è nato il mondo dei talent show. È con l’ingerenza della televisione che è iniziato un progressivo appiattimento verso il basso che ha interessato tutto il mondo della musica. I talent sono utilissimi al piccolo schermo perché rappresentano un mezzo diretto e comodo per fare ricerca di mercato. Sono stati in grado di creare un prodotto senza che ci sia davvero, perché il prodotto è il nome del cantante che vince, che vale non per la musica che produce ma per tutta la storia che nel corso del programma lo lega al pubblico». E di questo progressivo impoverimento artistico e industriale, secondo Monina, la responsabilità è anche delle radio: «Le radio sono state decisive. Hanno approfittato del vuoto di strategie dei discografici e hanno messo le mani sulle edizioni musicali, flirtando con la televisione. Si è quindi creato una sorta di circolo vizioso che ci ha trascinati al punto più basso della storia della musica leggera. E siccome si è abbassato anche il livello di chi è bravo, oggi – guarda a caso proprio in tv –  ci ritroviamo di fronte a degli improbabili duetti artistici fra grandi autori e grandi interpreti e i personaggi creati dalla televisione, che sono, come spiegavo prima, “dopati dal mercato”, come quegli sportivi che hanno un fisico scolpito ma costruito con gli anabolizzanti e non con la palestra…».

Fisici quindi che prima o poi si romperanno… «Succederà da un momento all’altro. Ed è per questo motivo che chi sta facendo un percorso artistico serio, quando arriverà quel momento dovrà farsi trovare pronto. Come in The walking dead – una delle mie serie tv preferite – il mondo della musica attualmente è popolato sia dagli zombie sia dagli umani. Chi non è stato infettato deve andare avanti per poter poi al momento giusto prendere il posto di chi non lo merita; perché la musica buona c’è, il problema è chi la gestisce male». Della rete, invece, Michele Monina parla ancora come di un luogo in cui si può trovare la giusta visibilità. E lo stesso vale per alcune importanti realtà da sempre attente alla musica emergente: «Internet offre ancora molte occasioni ai giovani artisti per farsi notare, bisogna però sapersi muovere, cercando chi sia in grado di far girare il nome nel modo giusto. Nel mondo reale poi ci sono i festival, penso a Musicultura, al premio Bianca da Ponte, al premio De Andrè, realtà che permettono ai nuovi talenti di farsi conoscere. A me è capitato di scrivere di artisti transitati per queste rassegne ed è servito molto… Il pregio delle nicchie è che non si comprimono e per questo rendono di più…».

Alla fine della lunga conversazione con gli studenti, Monina si è dedicato all’ascolto di alcuni di loro, sottolineando la grande importanza che secondo lui continuano ad avere i momenti di formazione: “Quei posti in cui non solo si apprende ma ci si sente riconosciuti per quello che si è, per incontrarsi in tutti i sensi intersecando saperi e mestiere. Il passaggio del know how è uno dei fondamenti dell’arte. Anche io ho cominciato perché qualcuno ha creduto in me e ha deciso di trasmettermi qualcosa».

 

Articolo di Caterina Taricano

 

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FOTO: Sezione #Canzone | Incontro con Andrea Rosi – Presidente Sony Italia https://officinapasolini.it/gallery/foto-sezione-canzone-incontro-andrea-rosi-presidente-sony-italia/ Thu, 07 Jul 2016 09:54:09 +0000 http://www.officinapasolini.it/?p=4473 Il 28 giugno Andrea Rosi, presidente & CEO di Sony Music Italy, ha incontrato gli studenti della sezione ‪#‎Canzone‬. Rosi era già stato ospite di Officina Pasolini il 29 aprile 2015, mettendosi a disposizione degli studenti per una lezione dedicata all’analisi del mercato musicale. Il presidente Sony ha iniziato la sua carriera in Cgd e […]

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Il 28 giugno Andrea Rosi, presidente & CEO di Sony Music Italy, ha incontrato gli studenti della sezione ‪#‎Canzone‬. Rosi era già stato ospite di Officina Pasolini il 29 aprile 2015, mettendosi a disposizione degli studenti per una lezione dedicata all’analisi del mercato musicale.
Il presidente Sony ha iniziato la sua carriera in Cgd e Warner Music per poi passare a Polygram e Vitaminc di cui è stato protagonista della nascita. Successivamente ha preso parte anche ad alcuni progetti sul digitale in Bmg e in SonyBmg e ha collaborato con F&P Group, azienda leader negli eventi e concerti live.

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FOTO: Officina Pasolini #Canzone | Festa della Musica Mantova 2016 https://officinapasolini.it/gallery/foto-officina-pasolini-canzone-festa-della-musica-mantova-2016/ Mon, 04 Jul 2016 11:36:56 +0000 http://www.officinapasolini.it/?p=4422 Il 18 giugno, la sezione #Canzone è stata invitata a rappresentare la Regione Lazio alla Festa della Musica di Mantova. L’evento, promosso dal MIBACT e organizzato in collaborazione con il MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) ha visto oltre mille artisti animare la città di Mantova, capitale della Cultura 2016. Officina Pasolini è stata una dei […]

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Il 18 giugno, la sezione #Canzone è stata invitata a rappresentare la Regione Lazio alla Festa della Musica di Mantova. L’evento, promosso dal MIBACT e organizzato in collaborazione con il MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) ha visto oltre mille artisti animare la città di Mantova, capitale della Cultura 2016. Officina Pasolini è stata una dei protagonisti, eletta come rappresentante della Regione Lazio, in quanto ente di formazione gratuita nell’ambito delle arti e della cultura tra i giovani.
Il palco di Officina Pasolini a Mantova è stato calcato dagli studenti del biennio (Gabriella Martinelli, Marta Lucchesini, Eliana Tumminelli, Carlo Valente, Fabia Salvucci, Walter Silverstrelli, Matteo Bottini, Paolo Mazziotti) e dai diplomati dello scorso anno (Simone Ferrante, Antonio Pirozzi, Arturo Caccavale, Antonio Rossi, Toto Toralbo & I Minimali), assieme a Tosca (coordinatrice della sezione) e Pilar (docente di interpretazione della musica internazionale).
I docenti e musicisti che hanno partecipato a questo viaggio in musica: Piero Fabrizi (docente produzione artistica, Alberto Quartana, Giovanna Famulari (violoncello e piano), Massimo De Lorenzi (chitarre), Marco Rovinelli (batteria).

Inoltre, il viaggio è stato documentato da Adriano Natale (diplomato sezione Multimediale).

Un particolare ringraziamento va al MEI e a Giordano Sangiorgi.

 

 

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Sezione #Canzone | La musica? “È un viaggio in mare aperto” – conversazione con Paola Turci https://officinapasolini.it/news/la-musica-e-un-viaggio-in-mare-aperto-conversazione-con-paola-turci/ Tue, 14 Jun 2016 12:31:12 +0000 http://www.officinapasolini.it/?p=4288 Venerdì 10 Giugno c’è stato il terzo di Officina Pasolini OFF ‪#‎Canzone‬, un ciclo di incontri con alcuni dei migliori esponenti della musica italiana. Dopo i primi due appuntamenti in cui ci sono stati Dimartino e Fabrizio Cammarata (3 Maggio) e Levante (19 Maggio), il salotto dei Pinispettinati ha avuto il piacere di ospitare Paola […]

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Venerdì 10 Giugno c’è stato il terzo di Officina Pasolini OFF ‪#‎Canzone‬, un ciclo di incontri con alcuni dei migliori esponenti della musica italiana. Dopo i primi due appuntamenti in cui ci sono stati Dimartino e Fabrizio Cammarata (3 Maggio) e Levante (19 Maggio), il salotto dei Pinispettinati ha avuto il piacere di ospitare Paola Turci, che, oltre a raccontare il suo percorso artistico, le sue scelte ed il suo impegno sociale, ci ha regalato alcuni dei suoi successi live ed ha duettato con Rita Ferraro, una giovane cantautrice della sezione. Durante la serata si sono esibiti anche 5 studenti della sezione Canzone ed il cantautore napoletano Toto Toralbo, accompagnato dalla sua band (I Minimali), il quale si è diplomato lo scorso anno ad Officina Pasolini.

«È l’istinto che conta nella musica. Sempre e comunque. È una regola forse banale ma per me è stata fondamentale: fare delle scelte sulla base di ciò che ritenevo giusto al di là del parere degli altri mi ha permesso di non pentirmi mai, o quasi». Paola Turci non ama i giri di parole nemmeno quando parla di se stessa, della sua carriera, di quel “viaggio in mare aperto” che per lei rappresenta ancora oggi il suo mestiere. Una vocazione da “esploratrice” che le ha consentito di frequentare senza contraddizioni la canzone d’autore come la musica pop e di misurarsi con esperienze sempre nuove come il teatro, la danza e la scrittura di due libri (un romanzo e un’autobiografia); perché come recita la sua canzone Saluto l’inverno “ È la curiosità un fervido impulso, Il motivo di un viaggio perenne”. Ma non si può guardare al futuro senza accettare il proprio passato, e questo Paola Turci lo sa bene. Lo si legge in filigrana nei suoi testi, ne parla senza remore lei stessa, ospite di Tosca e Felice Liperi al terzo appuntamento di Officina Pasolini Off, dove, nel salotto dei PiniSpettinati, si è raccontata con grande generosità: «Quando penso ai miei esordi provo molta tenerezza. Ho un buon rapporto con il tempo che passa, ma se ripenso all’anno in cui ho incontrato per la prima volta il grande pubblico, era il Festival di Sanremo del 1986, ho sempre la sensazione di un armadio in disordine da sistemare. Puntualmente non ci riesco. Ho ricordi confusi, sensazioni contrastanti. La canzone si chiamava L’uomo di ieri, era molto bella, ma la mia esibizione fu un vero disastro e infatti venni eliminata quella sera. In quell’occasione però conobbi Donatella Rettore. Era difficile non accorgersi di lei: era travestita da angelo, con ali di almeno due metri di ampiezza! Me la vidi passare di lato poco prima di esibirmi, sembrava davvero di un altro pianeta. Incuteva una certa soggezione anche per via della sua altezza, però con me fu deliziosa: mi strinse forte il braccio e prima che andassi in palcoscenico mi disse in bocca al lupo; purtroppo servì a poco!”.

Erano gli anni della It di Vincenzo Micocci, la piccola etichetta indipendente distribuita da RCA, che dalla “casetta” di collina Fleming ha visto uscire tanti giovani cantautori di successo – in particolar modo quelli della cosiddetta scuola romana: Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Giorgio Lo Cascio, Ron – e che anche per la Turci è stata fondamentale: «È stato qui che ho incontrato gli autori che mi hanno insegnato a scrivere e grazie ai quali ho capito che le canzoni non devono necessariamente parlare d’amore». Ma quando imbraccia la chitarra per cantare Dio come ti amo, una delle cover presenti nel suo album Attraversami il cuore, «la canzone d’amore più potente che abbia mai sentito», la Turci dimostra quanto sia cambiato il suo punto di vista nel corso del tempo. La trilogia composta appunto da Attraversami il cuore, Giorni di rosa e Le storie degli altri, ha infatti come tema portante proprio l’amore; il secondo album in particolare esplora l’argomento da un punto di vista tutto femminile e le canzoni portano la firma di sole autrici donne: Carmen Consoli, Nada, ma anche Marina Rei, Ginevra Di Marco, Grazia Verasani, Neif Herin, Chiara Civello. E poi ci sono i giochi, le reinterpretazioni – da quelle filologiche a quelle più audaci – dei brani dei grandi autori della musica italiana: «Dare un nuovo arrangiamento ad Ancora tu, di Lucio Battisti e cantarla è stato molto divertente, anche se nel corso della mia carriera ho sentito più vicini cantautori come Pino Daniele o Franco Battiato. Un discorso a parte lo merita Luigi Tenco, un artista che ha avuto una grande importanza nella mia formazione. Ho avuto l’onore di misurarmi con una delle sue canzoni più dure e meno conosciute, E se ci diranno; Un pezzo di protesta, di forte denuncia sociale che è rimasto di grande attualità». E la nuova musica indipendente italiana di oggi? «Ne ascolto tanta. Amo molto Le luci della centrale elettrica e i Ministri. Sono davvero bravi, tanto che ho voluto fortemente che fosse Federico Dragogna, storico paroliere e chitarrista de i Ministri a curare la realizzazione di Io sono, il mio ultimo album».

Ma ancora una volta si ritorna a parlare di donne… “un universo che non mi stancherò mai di indagare perché ovviamente fa parte della ricerca che ogni giorno faccio su me stessa. È da tanto che vorrei scrivere qualcosa sulla violenza che ormai da troppo tempo è perpetrata nei confronti delle donne, ma è un tema talmente grave e importante che ogni volta che ci provo sento tutta la limitatezza della parola”. Parola che scorre, che rievoca, e ancora una volta non si stanca di disegnare nuovi universi femminili è quella che ritroviamo invece nelle pagine di Con te accanto, primo romanzo di Paola Turci, firmato a quattro mani con Eugenia Romanelli e nell’autobiografia Mi amerò lo stesso: “La scrittura per me ha un valore catartico, è stata un bella scoperta. Nel primo libro ho voluto raccontare l’amicizia profonda di due donne in difficoltà, mentre nel secondo la mia storia, operazione tutt’altro che facile perché ho dovuto smascherarmi, mettermi a nudo, convivendo costantemente con questo disagio. Ora sto già lavorando sulla mia prossima storia!». Come sempre però le direzioni sono molteplici e complementari e infatti oltre alle novità editoriali la Turci ha annunciato un nuovo album di inediti e un progetto teatrale. Un vero fiume in piena nel raccontare, la cantautrice non si è risparmiata nemmeno quando si è trattato di cantare, improvvisando al fianco di Rita Ferraro, studentessa della sezione canzone, Quasi Settembre e chiudendo la serata con una toccante versione di Ti amerò lo stesso eseguita a cappella.

 

Articolo a cura di Caterina Taricano

Per la gallery della serata clicca QUI

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FOTO: Masterclass #Canzone | Massimo Bubola https://officinapasolini.it/gallery/foto-masterclass-canzone-massimo-bubola/ Mon, 13 Jun 2016 09:56:29 +0000 http://www.officinapasolini.it/?p=4236 Sabato 28 maggio Officina Pasolini ha ospitato Massimo Bubola per una Masterclass con gli studenti della sezione #Canzone. Musicista, autore e compositore,  in più di trent’anni di carriera ha composto venti album e scritto oltre 300 brani, mescolando sapientemente musica popolare e canzone d’autore. Questa sua peculiare formula musicale, che trae nutrimento da un humus particolarmente ricco […]

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Sabato 28 maggio Officina Pasolini ha ospitato Massimo Bubola per una Masterclass con gli studenti della sezione #Canzone.
Musicista, autore e compositore,  in più di trent’anni di carriera ha composto venti album e scritto oltre 300 brani, mescolando sapientemente musica popolare e canzone d’autore. Questa sua peculiare formula musicale, che trae nutrimento da un humus particolarmente ricco di suggestioni letterarie è stata definita dalla critica “rock d’autore”. E infatti il suo percorso musicale – che si è intrecciato per lungo tempo a quello di Fabrizio De Andrè – si è sviluppato anche attraverso una serie di ritratti dedicati a personaggi storici e letterari. Tra questi ricordiamo il Garibaldi di ‘Camicie Rosse’ e ‘Uruguay’, Dostoevskij in ‘Dostoevskij’, i due eroi dell’Eneide Eurialo e Niso cantati in ‘Amore e guerra’, Pier Paolo Pasolini, rievocato in ‘Una storia sbagliata’. Anche uno dei suoi ultimi lavori, ‘In alto i cuori’, prende spunto da episodi realmente accaduti nel nostro paese in tempi recenti.

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Sezione #Canzone | La musica di Gegè Telesforo, racconto di una lunga storia d’amore https://officinapasolini.it/news/sezione-canzone/ Wed, 08 Jun 2016 13:20:36 +0000 http://www.officinapasolini.it/?p=4234 Polistrumentista, vocalista, compositore, conduttore e autore di programmi radiofonici e televisivi, quando si parla di musica Gegè Telesforo non lo si trova mai impreparato. Nella sua lunga e ricca carriera ha dimostrato di essere un artista versatile, uno dei più originali della scena italiana degli ultimi trent’anni. Cultore della black music ma con il funky […]

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Polistrumentista, vocalista, compositore, conduttore e autore di programmi radiofonici e televisivi, quando si parla di musica Gegè Telesforo non lo si trova mai impreparato. Nella sua lunga e ricca carriera ha dimostrato di essere un artista versatile, uno dei più originali della scena italiana degli ultimi trent’anni. Cultore della black music ma con il funky nel sangue, nel nostro paese è considerato uno dei massimi professionisti di “scat”, l’arte dell’improvvisazione vocale praticata dai più famosi jazzisti di tutti i tempi. Nonostante le illustri collaborazioni – ha duettato con i musicisti più interessanti del panorama internazionale, da Jon Hendricks a Dizzy Gillespie, da Clark Terry e Dee Dee Bridgewater, passando per la straordinaria stagione televisiva di Renzo Arbore – il musicista pugliese si definisce soprattutto e prima di tutto un “vizioso della musica”, un “eterno innamorato” dell’arte che gli ha “salvato la vita”. E proprio da questa irrinunciabile passione Telesforo, che abbiamo incontrato in occasione della masterclass da lui tenuta a Officina Pasolini,

è partito per raccontarci le tappe fondamentali di questa sua lunga storia d’amore.

 

Sei un artista poliedrico che ha declinato alla perfezione il concetto di multimedialità, ma fondamentalmente sei un jazzista . Hai mai rischiato che le tue tante esperienze lavorative ti distogliessero dalla tua attività principale?

 

No, questo è un rischio che per me non è mai esistito perché ho vissuto tutte le tappe della mia carriera come una continua crescita. Sono nato con la passione per la musica, che è stata il mio sogno, il mio obiettivo fin da ragazzo. E questo anche perché in casa mia la musica era il pane quotidiano, erano tutti dei grandi appassionati della materia. Mio padre, che suonava diversi strumenti, mi ha passato l’amore per il jazz ma mi sono interessato molto presto anche ad altri generi.

Sono cresciuto giocando sugli strumenti e sperimentando. Mi definisco un musicista curioso che nel suo percorso si è ritrovato ad affrontare altre situazioni e altri contesti. Se nel corso della mia carriera mi sono occupato di radio e televisione è stato sempre tenendo bene a mente il mio ruolo e la mia professione. La musica è stata la mia salvezza e il mio vizio. Partendo da questo presupposto quindi è vero che sono un artista “multimediale” ma soprattutto sono un “vizioso” di musica.

 

La passione per la musica dunque ti arriva dalla famiglia, che si intuisce essere stata una prima tappa fondamentale della tua formazione…

 

Esattamente. Ho avuto una formazione casalinga, la mia famiglia mi ha dato un imprinting musicale importante anche da un punto di vista didattico. Mio padre come dicevo mi ha aperto gli orizzonti musicali facendomi ascoltare il jazz, sua grande passione, così come molti altri generi, dalla musica classica alla black music, mia nonna invece che era un’abile pianista e fisarmonicista mi ha impartito le prime lezioni di pianoforte. Subito dopo è arrivato il maestro Nico Garofalo, noto per aver svezzato diverse generazioni di artisti, uno dei suoi allievi più famosi è stato Renzo Arbore; con lui ho studiato a lungo, fino a quando ho voluto tentare un percorso didattico più istituzionale iscrivendomi al conservatorio. È stata una delle poche esperienze che non rifarei: non mi trovavo a mio agio e mi resi conto che non ero adatto a seguire una strada così accademica. La mia famiglia inoltre in quel periodo si accorse che volevo fare il musicista per lavoro e non semplicemente come passatempo e cercò in tutti i modi di dissuadermi, per quanto appassionati di musica infatti i miei sognavano per me una rampantissima carriera da libero professionista. Abbandonai quindi il conservatorio e per tranquillizzare i miei genitori mi iscrissi ad Economia. Ma se di giorno ero uno studente modello, di notte, in giro per Roma, continuavo a frequentare la musica più che assiduamente. E questa mia irrinunciabile passione, questo mio folle vizio segnò velocemente il mio destino, rinunciai infatti alla brillante carriera tanto agognata dalla mia famiglia e mi dedicai anima e corpo alla musica, ritrovandomi, non so nemmeno io come, a fare il musicista per professione.

Per raggiungere questo obiettivo mi sono impegnato molto ma sono stato anche fortunato; impegno e fortuna in questo lavoro vanno a braccetto.

 

Quali sono stati gli artisti che ti hanno influenzato?

 

Ho sempre ascoltato tanta musica, fin da quando ero bambino e ho apprezzato molti artisti vivendo diversi innamoramenti. Tra i miei preferiti ci sono: Charlie Parker, John Coltrane, Duke Ellington e tutti i grandi del Jazz, e poi Cannonbal Adderley e Lee Morgan che per primi hanno fuso l’improvvisazione con il groove, James Brown, Prince, Marvin Gaye.

La cosa bella è che ho potuto conoscere molti degli artisti che ho ammirato, con alcuni di loro ho avuto persino la fortuna di poter suonare. Poco tempo fa in occasione di una masterclass che ho tenuto a Los Angeles, la Recording Academy mi ha invitato a vedere la prima del film realizzato da Don Cheadle su un periodo della vita di Miles Davis. Quando mi sono ritrovato lì, in quella sala immensa, piena di invitati, mi sono reso conto di essere stato uno dei pochi che aveva conosciuto e frequentato veramente Miles Davis. È stata davvero una bella sensazione, anche perché non sono nato a New York, o Los Angeles e non sono nero ma di Foggia!

 

 

Da esperto e appassionato jazzista, cosa ne pensi del revival swing-jazz degli ultimi anni?

 

Credo che nella musica ci siano corsi e ricorsi e una delle cose belle del jazz è proprio che non dimentica il passato. Il passato nella musica jazz non diventa mai catalogo perché non si può prescindere da quello che hanno fatto i grandi maestri: è su quello che hanno fatto loro che si basa la musica contemporanea. Per questo il jazz oltre a non dimenticare il passato vive il presente ed è sempre proiettato nel futuro. È bello, è giusto quindi che in certi momenti i giovani ritornino un po’ alle origini; credo che sia importantissimo che le nuove generazioni apprezzino, conoscano e riescano a metabolizzare, per farle proprie, le tappe fondamentali della storia della musica contemporanea.

 

Il tuo primo picco di popolarità lo hai vissuto con Renzo Arbore in un momento storico in cui si potevano fare ancora radio e tv di qualità. Come hai vissuto quel periodo?

 

È vero mi è capitato di fare televisione e radio in un momento molto fortunato e di incontrare sul mio percorso un grande dello spettacolo italiano, Renzo Arbore. Grazie a lui mi sono ritrovato coinvolto in grandi produzioni, quelle che hanno segnato la storia della tv italiana perché hanno proposto un tipo di intrattenimento di altissima qualità. E questo è stato possibile non solo per merito di Renzo Arbore e il suo team, ma anche perché a guidare la televisione in quegli anni c’erano dei dirigenti che avevano un’indole e una sensibilità artistica molto sviluppate.

Oggi invece vige la legge dei numeri, contano solo quelli e se sono bassi i dirigenti vengono mandati a casa. Sono ascolti “facili”, che si fanno con programmi musicali beceri, scadenti, in cui la musica, quella di scarsa qualità, è solo uno degli ingredienti, perché tutta l’attenzione deve essere focalizzata sulle tette e i culi di turno, o sulle terrificanti arene politiche, inzeppate di loschi figuri che hanno come unico obiettivo quello di scannarsi.

Sono i dirigenti responsabili di questi programmi che dovrebbero andarsene a casa e invece a pagare è quasi sempre chi rischia con idee originali…

 

Parliamo di D.O.C, un programma che per la prima volta vedeva la tv al servizio della musica e non il contrario…

 

Come tutti i programmi di Arbore anche D.O.C., un quotidiano di Raidue andato in onda dal 1987 al 1989, fu una proposta innovativa e sconvolgente, tanto è vero che nell’arco di pochi mesi di trasmissione i dirigenti televisivi di tutto il mondo ci contattarono per conoscerci, per vedere come era fatto il programma di cui tutti gli artisti che ospitavamo parlavano così bene. Da D.O.C. passarono più di seicento musicisti, molti di questi di fama mondiale, da Pat Metheny a James Brown, da Miles Davis a Joe Cocker, dai Manhattan Transfer a Tracy Chapman, che fino ad allora non aveva mai messo piede in uno studio televisivo. Il successo di un programma come questo è dipeso da tutte le persone che ci hanno lavorato, persone che credevano in quello che stavano facendo, dal dirigente rai a noi autori; persino il pubblico era stato accuratamente selezionato. Avevamo scelto dei ragazzi appassionati di musica, dei giovani artisti che volevano fare i musicisti ed effettivamente molti di loro non solo ci sono riusciti ma sono anche diventati dei solidi riferimenti della musica italiana. Tra loro c’erano Ligabue, Max Gazzè, Daniele Silvestri…

 

Da D.O.C. i tempi sono peggiorati ma tu hai continuato a condurre programmi di grande qualità alla scoperta di nuovi talenti, penso a Groove Master, nei primi anni duemila, o al recente Sound Check. Quanto è difficile andare controcorrente?

 

In un paese come l’Italia, dove è diventato tutto difficile, soprattutto essere indipendenti e vivere facendo dell’arte, io mi ritengo abbastanza fortunato, perché continuo a lavorare rappresentando me stesso ma soprattutto quello che mi piace. Chi persevera nei programmi beceri solo per far crescere gli ascolti non ha capito nulla. Non ha realizzato una cosa importantissima: che l’arte genera arte. Un insegnamento fondamentale, che dovrebbe sostituirsi alla legge dei numeri. Le tv e le radio nostrane sono invece portatrici di una maniera vecchia di concepire la musica.

Non ci si rende conto che nei paesi all’avanguardia in fatto di musica le radio sono morte, nessuno le segue più. I ragazzi ascoltano la musica su internet, dove scaricano i podcast e dove tentano di farsi conoscere. Questo è il futuro… invece noi che siamo un paese perennemente in ritardo stiamo aspettando un tracollo generale per poi capire che forse il cambiamento potevamo farlo prima.

 

Anche sul web però la vita non è facile, siamo infatti in un fase storica in cui non c’è ancora una vera e propria regolamentazione…

 

Sì internet ha facilitato alcune cose e ne ha complicate delle altre. Ma bisogna stare al passo con i tempi. Negli anni della “recorded music” siamo passati dal grammofono all’mp3 e ancora non si sa dove andremo a finire, ma c’è una cosa sulla quale tutti noi che ci occupiamo di musica dobbiamo concentrarci, ovvero la musica stessa, al di là dei supporti e dei successi discografici.

Internet quindi deve essere utilizzato esattamente come gli altri mezzi: per diffondere la musica e non un prodotto.

 

Attualmente sei impegnato in un progetto che si chiama Fun Slow Ride, ce lo racconti?

 

Fun Slow Ride significa “passeggiata lenta e divertente”, un po’ come il percorso artistico che ho fatto io e che hanno affrontato molti altri musicisti. La filosofia alla base di questo progetto è proprio quella del lavoro fatto senza avere fretta, con il sorriso sulle labbra, perché divertirsi per chi fa musica – ma in generale questo vale per chiunque svolga un’attività artistica – è fondamentale.

Fun Slow Ride ha avuto una lunga gestazione, quasi tre anni, e tante ore di registrazione in giro per per il mondo. Si tratta di un progetto pensato per i più giovani, per trasmettere loro un modo di concepire la musica che li aiuti ad apprendere e parallelamente ad aprire i propri orizzonti; è stato  portato avanti ed alimentato da un collettivo straordinario di musicisti di varia provenienza. Speriamo che questo serva davvero alle nuove generazioni, che sia utile per comprendere che la musica, quando è fatta bene può farsi veicolo di messaggi importanti.

Intervista di Caterina Taricano

 

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Sezione #Canzone | Levante e i suoi “Manuali distruzione” https://officinapasolini.it/news/officina-pasolini-off-canzone-levante/ Tue, 24 May 2016 09:38:01 +0000 http://www.officinapasolini.it/?p=4124 Giovedì 19 Maggio c’è stato il secondo appuntamento di Officina Pasolini OFF ‪#‎Canzone‬, un ciclo di incontri con alcuni dei migliori esponenti della musica italiana. Il salotto OFF di Officina Pasolini ha avuto il piacere di ospitare la cantautrice Levante.  Il suo mondo musicale ed estetico l’hanno presto consacrata a icona pop, celebrata sui social […]

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Giovedì 19 Maggio c’è stato il secondo appuntamento di Officina Pasolini OFF ‪#‎Canzone‬, un ciclo di incontri con alcuni dei migliori esponenti della musica italiana. Il salotto OFF di Officina Pasolini ha avuto il piacere di ospitare la cantautrice Levante.  Il suo mondo musicale ed estetico l’hanno presto consacrata a icona pop, celebrata sui social ma anche acclamata nelle sue esibizioni. E il plauso arriva sicuramente dalla sincerità con la quale Levante affronta il suo lavoro e dal suo personale modo di vivere la musica.
L’incontro, che ha avuto luogo ai Pini Spettinati di Roma, è stato presentato da Tiziana Tosca Donati, coordinatrice della sezione canzone di Officina Pasolini dal giornalista e musicologo Felice Liperi. Durante la serata si sono esibiti anche 5 studenti della sezione canzone e Olga Bellardita, cantautrice che si è diplomata lo scorso anno ad Officina Pasolini.

“Che vita di merda” cantava tre anni fa nel suo primo singolo Alfonso: “ho le scarpe da sera, ma non sono in vena”. Da allora Levante (al secolo Claudia Lagona), la cantautrice siciliana, torinese d’adozione, di strada ne ha fatta e parecchia, ma, scarpe da sera o meno, sempre “guardandosi i piedi” perché, come ci tiene a sottolineare, “non si finisce mai di camminare”. Eppure dopo il suo primo disco, Manuale distruzione, realizzato “facendo cappuccini al bar”, a conferma del suo talento e della sua grande capacità comunicativa è arrivato anche il suo secondo album, Abbi cura di te, che le ha spalancato le porte dell’olimpo del pop.

Ma, come si dice, non è stato tutto rose e fiori, anzi, “le prime soddisfazioni sono arrivate dopo tante cadute e tanti momenti di scoraggiamento”. La storia di Levante, di quella sua autenticità conquistata e conservata con grande fatica, si intuisce, a piccoli pezzi, nelle sue canzoni così come ascoltandola parlare. Sul palco di Officina Pasolini Off (secondo appuntamento del ciclo di incontri dedicati alla musica italiana), la cantautrice, intervistata da Tosca e Felice Liperi, ha raccontato i sui progetti musicali proprio partendo dalla sua vita, dalla sua infanzia e da quel primo concorso al “Festival degli Sconosciuti” di Ariccia, dove venne esclusa da Teddy Reno in persona, che le disse: “sei brava, ma questa musica non ci interessa”.

La tua carriera dunque è cominciata con un no…

Esatto. Quello al “Festival degli sconosciuti” è stato il mio primo provino. Ero partita dalla Sicilia con mia madre e mia sorella. Ricordo che avevo le mani distrutte, perché suonavo da poco e ancora non mi ero abituata. Per sentire meno il dolore all’epoca mi fasciavo le dita con lo scotch! Ero agitata, ma il provino andò male semplicemente perché la musica che facevo io a loro non interessava. Teddy Reno mi fece i complimenti, ma non mi selezionò. In questo modo si sono conclusi quasi tutti i provini della mia vita: tante pacche sulle spalle, ma poi, nessuno che mi prendesse sul serio.

E poi, cos’è successo?

È successo che la prima vera carezza dalla musica l’ho ricevuta a 26 anni, quando è uscito Manuale distruzione; tardissimo rispetto a quando ho iniziato. Ma è anche vero che io stessa ho perso molto tempo. Per arrivare a quel disco – che ha rappresentato un punto di partenza importante per la mia carriera ma anche un punto di arrivo fondamentale per un mio percorso personale- ho fatto moltissima fatica e talvolta ho disperso le energie. Pur di incidere qualcosa infatti a diciannove anni ho firmato un contratto con dei produttori poco seri, che mi hanno rubato tre anni di lavoro. Ma hanno potuto farlo perché in quel periodo ero attenta solo a ciò che volevano gli altri e non a ciò che desideravo io.

Questa esperienza mi ha fatto andare profondamente in crisi. Poi ho deciso di ricominciare. Sono partita per l’Inghilterra in cerca di altro, di qualcosa di nuovo. Come meta avevo scelto Leeds, ma anche lì è stata una delusione. Non riuscivo a trovare una mia collocazione. Non mi è mai importato di diventare famosa, ma non volevo arrendermi all’idea di non poter vivere facendo musica.

Tornata in Italia, nella mia adorata Torino, dopo il mio periodo inglese non sapevo davvero che fare; più volte ho pensato seriamente di smettere, poi quasi per caso sono venuta a sapere che Davide Pavanello, il cantante dei Linea 77, aveva un progetto molto interessante che coinvolgeva tanti artisti. Così ho voluto conoscerlo per saperne di più. Quello con Davide è stato un incontro che mi ha cambiato la vita. È stato lui a farmi capire che in certe canzoni perdevo forza perché non ero me stessa: di alcune disse che erano proprio da buttare perché non mi appartenevano, altre invece lo conquistarono completamente, come La scatola blu, un brano in cui, effettivamente, c’è molto di me.

Si trattava insomma di superare un blocco…

Sì, non mi sono accettata per anni, alle volte ho remato contro me stessa, ma poi quando

sono riuscita a superare questo problema, a convincermi del fatto che non dovevo seguire dei modelli fasulli, è stato tutto in discesa. Proprio in quel periodo – evidentemente era il momento giusto – ho conosciuto Alberto Bianco, sono letteralmente impazzita per i suoi dischi e ho deciso che il mio avrebbe dovuto produrlo lui. Così è nato Manuale distruzione, l’album grazie al quale ho sentito che qualcosa era finalmente cambiato.

Manuale distruzione ha scalato le classifiche anche grazie ad Alfonso, il singolo che ha anticipato l’album

Sì, Alfonso è una canzone a cui devo molto. È la cronaca di una di quelle feste in cui nessuno si diverte e tutti non vedono l’ora di tornarsene a casa. Niente funziona, dalle scarpe scomode al al festeggiato, che nemmeno si conosce! Credo di aver interpretato il pensiero di molti. Chi di noi non ha mai sognato di urlare a squarciagola cosa pensa della vita in certi momenti?

E tu cosa ne pensi?

Fortunatamente non la penso sempre come in Alfonso. Io sono un’entusiasta, una che non si arrende. Anche se la vita sulle cose importanti mi ha messo alla prova da subito: mio padre è morto che ero una ragazzina ed è un trauma, questo, sul quale ho dovuto lavorare parecchio.

La musica ti ha aiutata?

È stata fondamentale. Ho cominciato a suonare e a scrivere da molto piccola. Da sempre la musica ha rappresentato un porto sicuro per me, un rifugio. E anche in quel caso è stato così. In quel brutto momento, anzi, ho capito quanto fosse importante per me. Tutte le canzoni da quel momento in poi le ho scritte pensando a mio padre.

In Finchè morte non ci separi invece, canzone che fa parte del tuo secondo album, parli di tua madre, e addirittura canti insieme a lei

Sì, Jodorowsky lo definirebbe un atto psicomagico. Quando ho scritto questo brano che racconta di una ragazzina che fugge di casa per sposare il suo fidanzatino mi sono resa conto che stavo scrivendo la storia dei miei genitori e soprattutto che stavo raccontando questa vicenda dal punto di vista di mia madre. Ho pensato che finalmente stavo scrivendo per lei e non per mio papà. È facile scrivere per chi non c’è più, per chi in qualche modo rimane idealizzato, più dura è parlare delle persone che restano.

Mia madre è per me un grande esempio di vita. L’idea di farla cantare mi è venuta quasi subito

e lei che è la persona più estroversa che conosco ha accettato senza fare la minima resistenza pur non avendo mai cantato in pubblico! Cantare con lei e girare il video di questa canzone è stata una delle cose più emozionanti che abbia mai fatto.

Come scrivi i tuoi pezzi?

Li scrivo di getto. L’ho sempre fatto. E soprattutto non rileggo mai per correggere. Scrivo e metto il punto, e questo perché la canzone mi si compone in testa prima ancora di pensarci. Quando prendo la chitarra in mano è per fare la stesura definitiva. Scrivere, correggere, cancellare sarebbe come rielaborare una pagina di diario. I diari invece sono belli proprio perché hanno la freschezza dell’immediatezza.

Hai già parlato di chi è stato fondamentale per la tua la tua carriera, quali sono stati invece gli artisti della tua formazione?

Da piccola ero innamorata delle donne. Carmen Consoli, che come me è di Catania, sicuramente ha avuto una grandissima influenza su di me. Poi ci sono state Janis Joplin, Alanis Morissette, Tori Amos, Mina e crescendo il vecchio rock indipendente, Cristina Donà, i Marlene Kuntz, gli Afterhours. Ho fatto una selezione ristretta.

A ventitré anni invece ho scoperto il sottobosco musicale torinese: Alberto Bianco, che come dicevo mi ha permesso di realizzare il mio primo disco, Davide Pavanello, Daniele Celona e persino Niccolò Fabi, che pur essendo romano con Torino ha un legame profondo.

 

In questi anni hai preso parte al concerto del primo maggio a Roma e poi a quello di Taranto. Come coniughi la tua parte più “impegnata” con il tuo spirito pop?

Contengo entrambe le parti. Una cosa non esclude l’altra. Anche perché compito della musica è quello di veicolare un messaggio sia esso intimo o collettivo. Sono stata molto felice di partecipare alla manifestazione di Taranto perché ho avuto davvero l’impressione di fare qualcosa di utile con la mia musica. A Taranto la situazione è grave per via dell’Ilva. È un problema che ha spaccato la città in due parti: c’è chi vuole vivere e spinge per la chiusura dello stabilimento e chi invece prima che alla salute pensa ad arrivare a fine mese e combatte per continuare a mantenerla in piedi. Nonostante le resistenze è una città che ha dato un grande esempio di rivolta.

E se ti proponessero di fare il giudice in un reality?

Ci dovrei riflettere. Non demonizzo questo tipo di percorsi, anche se io ho scelto di fare un’altra strada. Non siamo tutti uguali: ci sono persone che hanno bisogno di essere indirizzate, soprattutto all’inizio, e altre che se non vanno a briglia sciolta non funzionano. Io ad esempio, come artista, non avrei mai tollerato di non potermi esprimere liberamente. Da giudice non so come mi sentirei, la tv non mi spaventa ma non abbastanza esperienza.

 

Di cosa parlerà il tuo nuovo disco?

Non lo dico neanche morta. Posso solo rivelare che come gli altri sarà una sorta di “concept album” e che dall’area torinese mi sposto a quella milanese…

 

 

Intervista a cura di Caterina Taricano

 

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